Accessibilità ed usabilità

L’accessibilità e l’usabilità sono la stessa cosa?

Le tematiche che affrontano accessibilità e l’usabilità sono le medesime?

Con questo ed il prossimo post cercherò di fare un po’ di chiarezza su questi due aspetti che spesso vengono confusi o comunque mal interpretati anche dagli addetti ai lavori.

Accessibilità ed usabilità: facciamo distinzione

La definizione ISO dell’usabilità prende in esame l’efficacia, l’ efficienza e soddisfazione di utenti specifici in determinati contesti che devono raggiungere determinate obiettivi.

Per capirci l’usabilità cerca di ottimizzare un’interfaccia focalizzandosi sul chi, come e quando utilizzerà il prodotto. Per assurdo una stessa interfaccia potrebbe essere “usabile” per una classe di utenti (es bambini) e assolutamente “non usabile” per un’altra classe (es anziani).

Un sistema è invece accessibile quando può essere utilizzato efficacemente da qualsiasi utente in qualsiasi contesto indipendentemente dalla cultura, dalla lingua, dalle abilità fisiche o mentali, dalla periferica di input o output, da computer usato, dagli strumenti hardware/software, dal browser ecc.

Quindi l’accessibilità punta sull’universalità del sistema intesa come sua capacità di essere fruito dal maggior numero di persone possibili. L’accessibilità si concentra ad allargare il numero degli utenti mentre l’usabilità tende a rendere particolari utenti più efficienti e soddisfatti.

Accessibilità ed usabilità sono incompatibili?

Assolutamente no, o meglio al di là delle definizioni formali non devono esserlo.

Usabilità senza accessibilità implica che vi siano fasce di utenti che non possono accedere al servizio (che è un male per qualunque business in qualunque settore).

Viceversa accessibilità senza usabilità vuol dire che tutti possono accedere ma con fatica e con un retrogusto amaro in bocca (che è un male per qualunque business in qualunque settore).

Si capisce che sono due visioni che devono andare di pari passo fin dai primi passi della progettazione e nessuno delle due può essere lasciata indietro e trascurata.

Per chi lavora nel mondo web (e ci lavora seriamente) devono essere interpretate come due facce di una stessa medaglia.

Se infatti  è vero che rendere i siti accessibili li rende più usabili per tutti è altrettanto vero il contrario: rendere i siti più usabili alla maggior parte delle persone è il modo più efficace per renderli più accessibili a persone con disabilità.

Se un elemento disorienta le persone senza problemi di accessibilità molto probabilmente disorienterà anche coloro con una qualche disabilità.

Teniamo anche conto che spesso non si opera in contesti sempre favorevoli. Rumori, ambienti poco/troppo luminosi, mentre camminiamo, mentre siamo sul tram o in treno (dove le vibrazioni non certo favoriscono le selezioni). Pensiamo inoltre agli anziani, o a situazioni di temporanea disabilità (mano ingessata).

Infatti OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel documento International Classification of Functioning, Disabilities and Health (ICF) include nel termine disabilità anche una persona normodotata che agisce in ambiente (psico-fisico) non ottimale.

Come dire che in fondo in fondo l’accessibilità può riguardare chiunque. Ecco perchè è così importante.

L’accessibilità è obbligatoria?

E’ obbligo di legge per qualsiasi sito web essere accessibile (ovvero non violare principi di accessibilità, tradotto: superare i test di un validatore)?

Per rispondere a questa domanda prima è bene fare distinzione fra organismi internazionali e italiani.

Per quanto riguarda l’internazionalità esiste il WAI (Web Accessible Initiative) di W3C che si suddivide in :

  • Web Content Accessibility Guidelines (WCAG): riguarda i siti
  • User Agent Accessibility Guidelines (UAAG): riguarda i browser
  • Authoring Tools Accessibility Guidelines (ATAG): riguarda l’authoring

Noi ci concentreremo sulla WCAG (attualmente alla sua versione WCAG 2.0 del 2008).

Essa si articola su 4 principi (che si suddividono in 12 linee guida che a loro volta si suddividono ulteriormente) che i contenuti e i componenti dell’interfaccia devono rispettare:

1.percepibilità

Le informazioni e i componenti dell’interfaccia utente devono essere presentati agli utenti in modo che possano essere percepiti

Linee guida:

  • 1.1 Alternative testuali
  • 1.2 Alternative per i tipi di media temporizzati
  • 1.3 Adattabile: Creare contenuti che possano essere rappresentati in modalità differenti (ad esempio, con layout più semplici), senza perdere informazioni o la struttura.
  • 1.4 Distinguibile: Rendere più semplice agli utenti la visione e l’ascolto dei contenuti, separando i contenuti in primo piano dallo sfondo

2.utilizzabilità

I componenti e la navigazione dell’interfaccia utente devono essere utilizzabili

Linee guida:

  • 2.1 Accessibile da tastiera: rendere disponibili tutte le funzionalità tramite tastiera
  • 2.2 Adeguata disponibilità di tempo: fornire agli utenti tempo sufficiente per leggere ed utilizzare i contenuti
  • 2.3 Convulsioni: non sviluppare contenuti che possano causare attacchi epilettici
  • 2.4 Navigabile: fornire funzionalità di supporto all’utente per navigare, trovare contenuti e determinare la propria posizione

3.comprensibilità

Le informazioni e le operazioni dell’interfaccia utente devono essere comprensibili

Linee guida:

  • 3.1 Leggibile: rendere il testo leggibile e comprensibile
  • 3.2 Prevedibile: creare pagine Web che appaiano e che siano prevedibili
  • 3.3 Assistenza nell’inserimento: aiutare gli utenti ad evitare gli errori ed agevolarli nella loro correzione

4.robustezza

Il contenuto deve essere abbastanza robusto per essere interpretato in maniera affidabile mediante una vasta gamma di programmi utente, comprese le tecnologie assistive

Linee guida:

  • 4.1 Compatibile: garantire la massima compatibilità con i programmi utente attuali e futuri, comprese le tecnologie assistive

Esistono 3 livelli di conformità (non è un ON/OFF o bianco/nero) in ordine di qualità crescente A = “deve”, AA=”dovrebbe”, AAA=”potrebbe” e i validatori danno un riscontro di successo su questa scala.

Si considerano infine i criteri di successo, ovvero della affermazioni la cui lettura serve alla comprensione ed implementazione della linea guida specifica.

L’Europa dal 2001 stabilisce che le linee guida WAI siano adotatte come standard per tutti i siti di interesse pubblico.

Per l’Italia esiste la Legge Stanca 2004 (poi adeguata alla WCAG2 nel 2013 ) che obbliga tutte le pubbliche amministrazioni alla realizzazione di siti web che rispettino le 22 linee guida della legge stessa.

Le 22 linee guida della legge Stanca

Giusto perchè personalmente faccio sempre difficoltà a trovarle su internet ecco che le riporto per completezza.

Requisito 1
Realizzare le pagine e gli oggetti al loro interno utilizzando tecnologie definite da grammatiche formali pubblicate nelle versioni più recenti disponibili quando sono supportate dai programmi utente. Utilizzare elementi ed attributi in modo conforme alle specifiche, rispettandone l’aspetto semantico.

Requisito 2
Non è consentito l’uso dei frame nella realizzazione di nuovi siti.

Requisito 3
Fornire una alternativa testuale equivalente per ogni oggetto non di testo presente in una pagina e garantire che quando il contenuto non testuale di un oggetto cambia dinamicamente vengano aggiornati anche i relativi contenuti equivalenti predisposti; l’alternativa testuale equivalente di un oggetto non testuale deve essere commisurata alla funzione esercitata dall’oggetto originale nello specifico contesto.

Requisito 4
Garantire che tutti gli elementi informativi e tutte le funzionalità siano disponibili anche in assenza del particolare colore utilizzato per presentarli nella pagina. (Tradotto: Informazione fornita non solo tramite colore).

Requisito 5
Evitare oggetti e scritte lampeggianti o in movimento le cui frequenze di intermittenza possano provocare disturbi da epilessia fotosensibile o disturbi della concentrazione, ovvero possano causare il malfunzionamento delle tecnologie assistive utilizzate; qualora esigenze informative richiedano comunque il loro utilizzo, avvertire l’utente del possibile rischio prima di presentarli e predisporre metodi che consentano di evitare tali elementi.

Requisito 6
Garantire che siano sempre distinguibili il contenuto informativo (foreground) e lo sfondo (background), ricorrendo a un sufficiente contrasto (nel caso del testo) o a differenti livelli sonori (in caso di parlato con sottofondo musicale); evitare di presentare testi in forma di immagini; ove non sia possibile, ricorrere agli stessi criteri di distinguibilità indicati in precedenza.

Requisito 7
Utilizzare mappe immagine sensibili di tipo lato client piuttosto che lato server, salvo il caso in cui le zone sensibili non possano essere definite con una delle forme geometriche predefinite indicate nella DTD adottata

Requisito 8
In caso di utilizzo di mappe immagine lato server, fornire i collegamenti di testo alternativi necessari per ottenere tutte le informazioni o i servizi raggiungibili interagendo direttamente con la mappa.

Requisito 9
Per le tabelle dati usare gli elementi (marcatori) e gli attributi previsti dalla DTD adottata per descrivere i contenuti e identificare le intestazioni di righe e colonne.

Requisito 10
Per le tabelle dati usare gli elementi (marcatori) e gli attributi previsti nella DTD adottata per associare le celle di dati e le celle di intestazione che hanno due o più livelli logici di intestazione di righe o colonne.

Requisito 11
Usare i fogli di stile per controllare la presentazione dei contenuti e organizzare le pagine in modo che possano essere lette anche quando i fogli di stile siano disabilitati o non supportati.

Requisito 12
La presentazione e i contenuti testuali di una pagina devono potersi adattare alle dimensioni della finestra del browser utilizzata dall’utente senza sovrapposizione degli oggetti presenti o perdita di informazioni tali da rendere incomprensibile il contenuto, anche in caso di ridimensionamento, ingrandimento o riduzione dell’area di visualizzazione o dei caratteri rispetto ai valori predefiniti di tali parametri.

Requisito 13
In caso di utilizzo di tabelle a scopo di impaginazione, garantire che il contenuto della tabella sia comprensibile anche quando questa viene letta in modo linearizzato e utilizzare gli elementi e gli attributi di una tabella rispettandone il valore semantico definito nella specifica del linguaggio a marcatori utilizzato.

Requisito 14
Nei moduli (form), associare in maniera esplicita le etichette ai rispettivi controlli, posizionandole in modo che sia agevolata la compilazione dei campi da parte di chi utilizza le tecnologie assistive.

Requisito 15
Garantire che le pagine siano utilizzabili quando script, applet, o altri oggetti di programmazione sono disabilitati oppure non supportati; ove ciò non sia possibile fornire una spiegazione testuale della funzionalità svolta e garantire una alternativa testuale equivalente, in modo analogo a quanto indicato nel requisito n. 3.

Requisito 16
Garantire che i gestori di eventi che attivano script, applet o altri oggetti di programmazione o che possiedono una propria specifica interfaccia, siano indipendenti da uno specifico dispositivo di input.

Requisito 17
Garantire che le funzionalità e le informazioni veicolate per mezzo di oggetti di programmazione, oggetti che utilizzano tecnologie non definite da grammatiche formali pubblicate, script e applet siano direttamente accessibili.

Requisito 18
Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabili per la completezza dell’informazione fornita o del servizio erogato, predisporre una alternativa testuale equivalente, sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale.

Requisito 19
Rendere chiara la destinazione di ciascun collegamento ipertestuale (link) con testi significativi anche se letti indipendentemente dal proprio contesto oppure associare ai collegamenti testi alternativi che possiedano analoghe caratteristiche esplicative, nonchè prevedere meccanismi che consentano di evitare la lettura ripetitiva di sequenze di collegamenti comuni a più pagine.

Requisito 20
Nel caso in cui per la fruizione del servizio erogato in una pagina sia previsto un intervallo di tempo predefinito entro il quale eseguire determinate azioni, è necessario avvisare esplicitamente l’utente, indicando il tempo massimo consentito e le alternative per fruire del servizio stesso.

Requisito 21
Rendere selezionabili e attivabili tramite comandi da tastiere o tecnologie in emulazione di tastiera o tramite sistemi di puntamento diversi dal mouse i collegamenti presenti in una pagina; per facilitare la selezione e l’attivazione dei collegamenti presenti in una pagina è necessario garantire che la distanza verticale di liste di link e la spaziatura orizzontale tra link consecutivi sia di almeno 0,5 em, le distanze orizzontale e verticale tra i pulsanti di un modulo sia di almeno 0,5 em e che le dimensioni dei pulsanti in un modulo siano tali da rendere chiaramente leggibile l’etichetta in essi contenuta.

Requisito 22
Per le pagine di siti esistenti che non possano rispettare i su elencati requisiti (pagine non accessibili), in sede di prima applicazione, fornire il collegamento a una pagina conforme a tali requisiti, recante informazioni e funzionalità equivalenti a quelle della pagina non accessibile ed aggiornata con la stessa frequenza, evitando la creazione di pagine di solo testo; il collegamento alla pagina conforme deve essere proposto in modo evidente all’inizio della pagina non accessibile.

E’ obbligatorio per un sito essere accessibile?

Per legge lo è solo per i siti delle pubbliche amministrazioni, enti pubblici economici, alle aziende di trasporto e telecomunicazione a prevalenza pubblica, alle aziende private concessioarie di servizi pubblici, siti sviluppati con il contributo di fondi pubblici, ai comuni.

Ma qualcuno controlla? Si esiste un ente apposito l’ AgID (ex CNIPA).

La validazione dell’accessibilità è eseguita sia da un valutatore certificato (verifica tecnica) che verifica se il sito rispetta lo standard di riferimento scelto (WCAG2, legge Stanca) sia da utenti disabili (verifica soggettiva) che controllano se effettivamente i contenuti siano fruibili senza problemi.

Se sono in regola cosa vinco? Il rilascio del logo con le stelline di qualità.

Logo Conformità alla Legge Stanca

Logo Conformità alla Legge Stanca

Ma il punto non è questo.

Rendere un sito accessibile è la cosa giusta da fare. Punto.

Giusta per come è nato il web. Come detto da Tim Berners-Lee (l’inventore del WEB) “La forza del web sta nella sua universalità. L’accesso da parte di chiunque, indipendentemente dalle disabilità, ne è un aspetto essenziale”.

Giusta perchè rende migliore la vita di alcune persone.

Ma se proprio proprio questi due motivazioni non bastano diciamo che è una buona motivazione anche per una questione economica. La percentuale delle persone con un certo grado di disabilità (visiva, uditiva, motoria) è enorme (l’ONU stima una percentuale che va dal 7 al 10% della popolazione mondiale).

In Italia si stimano circa 3 milioni di cittadini disabili di cui 1 milione invalidità motoria, 600 mila sordi e 350 ciechi e ipovedenti.

Ditelo al vostro capo. Ma questa deve essere solo una motivazione da portare al banco di chi guarda solo gli aspetti economici (come è giusto che sia altrimenti le aziende chiuderebbero). Per chi fa programmazione, chi fa comunicazione sul web, e chiunque includa la passione in questo lavoro le motivazioni sono le prime due.

E poi un sito accessibile è anche SEO friendly … ma non ditelo troppo in giro …

Accessibilità “for dummies”

Nel prossimo post analizzeremo alcuni dei validatori più conosciuti mostrandone pregi e difetti.

Intanto per ora una serie di punti che chiunque può verificare e che sinceramente richiedono veramente poca fatica.

Per molti siti bastano veramente solo questi. Credetemi.

  • Aggiungere un testo alternativo (alt=”logo aziendale”) ad ogni elemento non testuale, come ad esempio le immagini. Metterlo anche per i contenuti che vogliamo che gli screen reader saltino esplicitandolo come alt=”” col guadagno di tempo e chiarezza
  • Usare in maniera adeguata i titoli e sottotitoli (h1 per il titolo della pagina, h2 per i titoli delle sezioni principali, h3 i sottotitoli ecc) per organizzare logicamente i contenuti
  • Permettere la navigazione tramite tastiera (tramite tasto TAB)
  • Avere un buon contrasto fra testo e sfondo (Colour Contrast Analyzer, http://webaim.org/resources/contrastchecker/ , http://www.snook.ca/technical/colour_contrast/colour.html)
Colour Contrast Analyser

Colour Contrast Analyser

  • Far funzionare i form con gli screen reader introducendo il tag <label> ovvero l’associazione tra i campi di inserimento e le rispettive etichette di testo.
  • Permettere di ridimensionare il carattere (grazie all’utilizzo di una dimensione del carattere relativa e non in px)
  • Avere un link (magari visivamente nascosto) ad inizio pagina che permetta di raggiungere direttamente il contenuto principale (si evita che lo screen reader legga il menu di navigazione globale facendo risparmiare decine di secondi) sfruttando le proprietà dell’anchor text.
    <body>
    <a href="#maincontent">Vai al contenuto principale</a>
    ...
    <div id="maincontent>
    <h1>Il mio titolo</h1>
    <p>Il mio contenuto</p>
  • Usare l’attributo acceskey per associare il link direttamente ad un tasto della tastiera

          <a accesskey=“2” id=“content”></a>

          <p>Il mio contenuto</p>

e col tasto alt-2 si accede direttamente ai contenuti.

 

 

 

Metodi per generare traffico

Eric Schmidt, CEO di Google, qualche anno fa nel 2011 dichiarò che “il suo” motore di ricerca aveva indicizzato un volume di dati pari allo 0.004% del’ intero volume di dati sul web.

Per capirci è come se un bibliotecario fosse in grado di trovare solo 4 libri in una biblioteca contenente 100000 volumi.

 

Certo sono passati diversi anni e magari big G è probabile che abbia migliorato qualcosa, ma tenendo conto che la crescita dei contenuti web cresce in maniera esponenziale e soprattutto che Google in questi anni ha cambiato molte volte i suoi algoritmi di indicizzazione, non credo che questa percentuale sia poi tanto diversa.

 

Lo stesso vale per gli altri motori di ricerca, anzi la loro percentuale sarà sicuramente inferiore.

 

La cosa buffa è che è big G stesso che decide se, cosa e come indicizzare.

 

Ha le sue regole, i sui algoritmi segreti, le sue formule segrete.

 

Sappiamo che il potenziale ranking di una pagina web è una media di diverse decine di fattori pesati (appunto una media pesata) diversamente. I fattori e i pesi di questo calcolo vengono aggiornati di continuo e cercare di starci dietro è una impresa impossibile.

 

Soprattutto da un giorno all’altro big G decide di abbattere una regola per sostituirla con un’altra, e siti posizionati nelle primi posizioni si vedono scaraventati in terza o quarta pagina per le stesse parole chiave.

 

Ha senso considerare le ricerche organiche come principale sorgente di traffico per il proprio sito?

 

Questa domanda in termini pratici si traduce nella seguente: ha senso impegnare tutto il tempo, budget e grattacapi solo a questa sorgente di traffico?

 

Per il mio personale punto di vista la risposta è semplice:NO.

 

Non voglio essere frainteso; avere un buon posizionamento sui motori di ricerca è importantissimo per due ragioni:

 

  • visibilità: spesso non essere tra i primi risultati nelle SERP significa essere invisibili per la maggior parte dei possibili clienti.
  • fiducia: è dimostrato che essere presente nei risultati di ricerca da fiducia al web nauta, come a dire “se Google me lo presenta tra i primi posso essere sicuro che sia un sito valido”.

 

Quello che intendo è che focalizzarsi esclusivamente sui motori di ricerca come sorgente del traffico è come rendersi schiavi di un solo fornitore. Sarà lui a manovrare i fili del nostro business, a vincolarci su come, cosa e quando pubblicare, se e quali canali social usare o meno.

Insomma sarebbe da pazzi.

 

Ci sono molti metodi per generare traffico sul sito, ne esporrò di seguito solo alcuni, i miei preferiti, limitandomi a quelli assolutamente gratuiti.

 

1) Diventare un guest poster: ovvero crea un articolo (meglio più di uno) e contattare i blogger per la tua nicchia di riferimento e sperare che ti rispondano.

Molti blogger cercano “scrittori” di nuovi post e quindi la cosa apparentemente strana in prima analisi è in verità uno buona possibilità.

Naturalmente il tuo scopo è avere un link in ingresso al tuo sito e magari una piccola sezione riguardante la “bio dell’autore” dove presente ancora un ulteriore link.

 

2) Postare nei forum (o community): è ancora uno dei metodi più potenti per convogliare traffico sul tuo sito. Cerca i forum più inerenti alla tua nicchia ed inizia a prender parte alla vita del forum in modo naturale, rispondendo a domande, lasciando commenti costruttivi. Ritengo molto importante anche il fare domande. Non ti porrai come una esclusiva fonte di risposte, ma con domande stimolerai l’intera comunità che comincerà a vederti come una persona vera, con le sue risposte e le sue incognite. Una volta assodata la tua posizione nel forum potrai modificare la tua firma aggiungendoci un link diretto alla tua landing page.

 

3) Commentare nei blog di altri: e una vecchia tecnica ma è sempre valida. L’importante è aggiungere qualcosa al contenuto (non semplici ‘bel post,complimenti…’) e metterci del tuo. Qua sei in casa di altri, quindi i tuoi commenti dovranno passare la “censura” del padrone di casa. Le form che sono spesso sotto ai post hanno la possibilità di inserire il link al tuo sito. Piano piano vedrai i benefici da questa tipologia di sorgente.

 

4) Youtube: ogni giorno su YouTube vengono guardati oltre 4 miliardi di video e circa un miliardo di persone visito ogni mese YouTube. Basta avere una buona idea, un minimo di attrezzatura e il gioco è fatto. Aggiungendo il tuo link nella descrizione e potrai avere molte visite giornaliere.

 

5) Canali social: è una strada semplice e comune per tutti. Si va da Facebook, Pinterest, Google Plus ecc.

E’ importante cercare di tenere aggiornate le rispettive pagine e se non vi è il tempo di farlo è bene stare dietro a solo quei profili che siamo in grado di gestire quotidinamente.

L’altra cosa importante è quella di capire che ogni social ha il suo spirito e la sua filosofia; è bene diversificare i contenuti fra profili e rispetto a quelli postati sul sito (anche per un fatto di conflitto di indicizzazione).

 

6) Content Curation: la raccolta, l’organizzazione, la scrematura e la reinterpretazione di contenuti presenti sul web è divenuta negli anni una buona sorgente di traffico.

Questo perchè il web è stracolmo di informazioni delle quali però non vi è una garanzia di autorevolezza ed attualità. Quindi la tua funzione di “filtro” di buoni contenuti, con l’aggiunta ed integrazione del tuo punto di vista, diventa un utile servizio ovvero quello di far risparmiare tempo a chi cerca informazioni autorevoli sul web.

Scegli i contenuti da curare solo se ti rispecchiano.

Un semplice test che personalmente faccio è pormi la domanda? “mi sarebbe piaciuto essere stato io scrivere quel post?

Se la risposta è si è un contenuto da curare, altrimenti vado oltre.

7) Condivisione di documenti: se hai scritto un buon documento, una buona presentazione, hai sviluppato una tesina, una ricerca o comunque qualcosa di un contenuto di un certo livello una buona possibilità è quella di pubblicarlo su repository tipo Slideshare. Essendo un sito ad altissimo rank per Google tutto ciò a cui lui stesso punta assume un grandissimo valore e quindi oltre al traffico ricevuto direttamente dai click sul tuo link avrai anche implicitamente un miglioramento dal punto di vista SEO.

Il SEO è morto. Il CRO prende il suo posto

Il SEO è morto?

Gli esperti SEO dicono che tutti gli algoritmi di indicizzazione sono cambiati e continuano ad evolversi e mutare quotidianamente.

Quindi molti dei sostenitori della teoria SEO = Internet Marketing si stanno ricredendo e stanno puntando su un altro acronimo, CRO che sta per “Conversion Rate Optimization“.

Basta consultare Wikipedia (in inglese perchè in italiano non fa stesso effetto) per avere una definizione “is the method of creating an experience for a website or landing page visitor with the goal of increasing the percentage of visitors that convert into customers.”

Il CRO è quindi strettamente legato alla User Experience UX, infatti se fattori come Click Thru rate, bounce rate, e Time-on-Site sono diventati molto importanti agli occhi di Google, questi devono la loro efficacia appunto ad una Ottimizzazione User Experience (UXO).

Ancora una prova di come Google stia cercando di offrire il migliore servizio ai suoi utilizzatori (clienti). Per un approfondimento leggi business e motori di ricerca.

Declassa quindi i vecchi fattori di indicizzazione come ad esempio i link in ingresso facilmente generabili automaticamente tramite software, per favorire un fattore  molto più importante e non contraffabile.

Bravo Google!

CRO’s twin sibling is web usability, aka user experience optimization (UXO). Recent studies show that factors like Click-Thru rate, bounce rate, and Time-on-Site have become very influential factors on how Google ranks their search engine results.

Sorgente: Is SEO Dead? Why Hotjar Is Aiding and Abetting the NEW 3-Letter Kid in Town. | Eric ‘E-Rock’ Christopher

SEO e siti multilingua

Avere un sito multilingua è un’esigenza comune sia che il tuo sito sia un e-commerce sia semplicemente per raccogliere un bacino più ampio di lettori che potrebbero essere interessati agli argomenti che tratti sul tuo blog personale.

 

Vediamo quali sono le possibili soluzioni e per ognuna i suoi pregi e i suoi difetti.

 

Usare Plugin (Componente) Multilingua:

questa è sicuramente la soluzione più rapida ed in prima analisi la migliore.

Qualunque sia il CMS che stiamo utilizzando esisteranno plugin o muduli (spesso a pagamento) che soddisfano la nostra esigenza.

Questi oltre a permettere la possibilità di tradurre i testi riescono perfino a “differenziare” a livelli di contenuti il sito tra le varie lingue mostrando ad esempio immagini diverse, slideshow diverse a secondo della lingua. Questa è una funzionalità molto utile negli e-commerce dove il prodotto va contestualizzato agli usi e consumi del paese, quindi le immagini, le didascalie ecc potranno essere anche molto diversi a seconda della cultura.

 

La pecca di questa soluzione stà sull’aspetto dell’indicizzazione.

Basta digitare nella barra di ricerca del browser site:nomesito per capire che molto spesso Google non ci ha capito molto su come sono organizzati i contenuti e il loro livello di gerarchia.

Infatti come risultato ci saranno url mescolati fra le varie lingue, senza continuità e senza le supposte gerachie che desidereremo avere.

 

Quindi piuttosto che un componente dinamico per le versioni in lingue diverse sarebbe meglio prevedere una versione del sito una per ogni lingua diversa mantenendo il più possibile indipendenti le indicizzazioni a seconda della versione.

 

Ecco di seguito le possibili soluzioni:

 

  • ccTLD (Country Code Top Level Domain)

esempio: miosito.it , miosito.be

 

Questa è sicuramente la soluzione radicale in quanto tiene divisi i domini e quindi gli spazi web e garantisce la massima indipendenza dell’indicizzazione dei contenuti.

La consiglio per grosse aziende che operano attivamente in vari paesi dove quindi è necessaria una diversificazione forte dei contenuti da una versione in una lingua all’altra.

Da notare che è anche la soluzione più cara in quanto necessita la registrazione di più domini e più servizi di hosting … motivo aggiuntivo per cui la consiglio per progetti importanti.

 

  • sotto-directory con gTLDs (Generic Top Level Domain Names)

esempio: miosito.com/it , miosito.com/be

 

Anche questa soluzione va bene a patto che la sotto-directory sia effettivamente una cartella in cui è installata la versione della lingua diversa del sito e non naturalmente una url dinamica generata da un plugin multilingua.

Sinceramente preferisco la soluzione precedente perchè in quest’ultima rimaniamo nello spazio web del dominio principale.

 

  • terzi livelli con gTLDs (Generic Top Level Domain Names)

esempio: it.miosito , be.miosito

E’ quella che preferisco perchè mantiene ordine ed è anche economicamente vantaggiosa.

 

Tutte e tre le soluzioni garantiscono una struttura di indicizzazione ad alberi indipendenti che è la migliore dal punto di visto SEO evitando ammassi disuniformi di url indicizzate caratteristiche dell’utilizzo di un componente multilingua.

 

Inoltre le tre soluzioni esposte garantiscono di gestire il geotargeting tramite gli Strumenti del Webmaster (ora chiamati Search Console chissà poi perchè gli hanno cambiato nome …), mentre utilizzando un plugin multilingua questo non è possibile.

Tassonomie: Tag VS Categoria

La tassonomia è una disciplina della classificazione ed organizzazione.

 

Ognuno di noi senza saperlo ragiona per natura in termini di tassonomie infatti partendo da un confronto tra le entità che ci circondano tendiamo a classificarle per attinenza e peculiarità.

 

Lo scopo di un bravo SEO e di un bravo UX designer non è tanto far comprendere tramite classificazioni, ma far comprendere prima e meglio tramite una classificazione accurata.

 

Esistono due tipologie di tassonomie, quelle verticali e quelle orizzontali.

 

  • Tassonomie verticali

 

Le tassonomie verticali sono quelle che al loro interno contengono contenuti pertinenti al contenitore definito.

Nelle tassonomie verticali rientrano le classificazione per categoria o se vogliamo vederla nel verso opposto le categorie sono tassonomie verticali.

 

La categoria è una scatola che dentro di sè porta contenuti pertinenti alle caratteristiche del contenitore.

 

Ad esempio nella raccolta dei files musicali sul pc potrò avere la categoria musica anni ’90 e dentro di questa sotto categorie del tipo artisti italiani, artisti stranieri e sotto ancora musica pop, rock ecc

 

  • categoria – musica anni ’90
    • sotto categoria – artisti italiani
      • sotto categoria – musica rock
        • sotto categoria – Litfiba
        • contenuto – canzone 1
        • contenuto – canzone 2
        •  …

 

Lo sviluppo delle categorie è di tipo ad albero dove la specificità è maggiore da ramo a sottoramo e soprattutto i rami non hanno intersezioni fra loro nel senso che il contenitore Litfiba sarà sotto artisti italiani e non artisti stranieri e così via.

 

 

  • Tassonomie orizzontali

 

Le tassonomie orizzontali riguardano le aggregazioni di contenuti in base alle loro caratteristiche al di fuori delle categorie di appartenenza.

Per esempio due contenuti che appartengono a due categorie diverse potrebbero avere qualcosa in comune che li avvicina.

La tecnica per aggregare contenuti orizzontalmente è il tag e quindi il tag è una tassonomia orizzontale.

 

Quindi per esempio potrei avere sul pc una cartella chiamata canzoni estate 99 in cui c’è sia una canzone dei Litfiba ma anche una dei REM o di Ligabue ecc.

Questo tag = canzoni estate 99 contiene dentro di sè elementi presi trasversalmente alle categorie di partenza con l’unica caratteristica comune di essere dell’estate del 1999.

L’aspetto importante da capire è che i tag come le categorie sono degli aggregatori di contenuti e vanno studiati a monte del progetto (anche se nessuno vieta di aggiungerli strada facendo seguendo sempre un’idea progettuale).

 

I tag non devono essere associati ai contenuti ma pittosto vale il viceversa.

 

Per ogni articolo che scrivo non dovrei definire dei tag nuovi ma associare l’articolo a tag già pensati in fase progettuale.

 

E’ un errore (grave) comune per ogni articolo associare molti tag.

Penalizza l’articolo agli occhi di Google che si vede mostrato lo stesso identico contenuto molte volte solo con titolo diverso.

 

Visto che un tag classifica tutta una serie di articoli e visto che un tag non è nient’altro che un parola è bene che quella parola (appunto il tag) sia la parola chiave per quegli articoli.

 

Mi sembra un ragionamento logico ma raramente viene seguito.

Se il vostro tag non è la parola chiave cercate di renderlo tale al più presto.

 

Per approfondire l’argomento consiglio un ottimo libro: “Manuale di Seo Gardering” di Francesco Margherita.

 

La storia di Internet e nascita di Google

Forse pochi sanno la vera storia di Internet, e soprattutto credo che pochissime persone si immaginino che Internet nasca per motivi puramente militari e strategici.

Vediamo gli step principali che hanno portati alla nascita di uno dei pilastri evolutivi del genere umano.

•Aprile 1961 => Dopo la sconfitta della “Baia dei Porci”, il governo americano minacciato da vicino dai regimi comunisti si domanda cosa ne sarebbe degli USA  se venisse distrutto l’unico centro di informazioni militari all’ epoca esistente => era necessario frammentare le informazioni ed interconnetterle tramite una rete globale militare.

•1961>Lo studente del MIT Leonard Kleinrock scopre il packet switching che consente la trasmissione di dati inpacchetti=>nasce ARPAnet

•ARPAnet connetteva università, enti governativi, basi militari e centri di ricerca.

•1980 -> Tim Berners Lee comprende il potenziale di ARPAnet ed inventa il protocollo di comunicazione su cui si basa internet HTTP assieme al linguaggio HTML per produrre ipertesti => è la nascita di Internet.

•1991 -> Tim Berners Lee tramite il primo browser (NextStep WorldWideWeb che poi diventerà Nexus) presenta al mondo la prima pagina web (il sito del CERN).

La nascita di Internet: prima pagina web

La nascita di Internet: prima pagina web

•1993 -> viene rilasciato come pubblico il linguaggio HTML => uno dei primi siti realizzati fu MTV (realizzato con Nexus).

•1995 -> nasce il sito Jerry’s Guide to WorldWideWeb che poi si chiamerà Yahoo! (Yet Another Hierarchical Officious Oracle).

Yahoo! Raccoglie in una directory tutti i siti web presenti all’epoca … ma presto diventano troppi …

•1995->si incontrano due ragazzi poco più che ventenni… Sergey Brin e Lawrence Page=>si mettono al lavoro su un motore ricerca, BackRub, che poi si chiamerà Googol che significa… 1×10^100

•Settembre 1998 -> in un garage Brin e Page ultimato il motore di ricerca mettono la sede di Googol a Menlo Park in un garage => purtroppo www.googol.com non era disponibile!! … registrano www.google.com … il destino di un nome !!!

•Dopo 3 anni nel 2001 Google aveva indicizzate oltre 3 miliardi di pagine.

Il resto lo conosciamo bene tutti.

google world

google world

Utilizzo del bold

La lettura di una pagina web non è una lettura sequenziale come quella che avviene su un qualunque libro o rivista ma piuttosto è di tipo “scorri e scansiona

skimming and scanning.

 

Sul web cerchiamo appigli rapidi alla lettura e sono questi appigli che ci tengono legati alla pagina stessa e ci portano a concludere la lettura dell’articolo.

 

Una tecnica molto valida è l’utilizzo del testo in grassetto.

Il testo in gassetto (bold o strong) serve appunto per mettere in risalto una certa porzione testuale rispetto al resto del contenuto.

 

Un buon utilizzo del bold è quello che fa superare il cosiddetto “test del filtro“:

immaginate di posizionare sulla pagina un filtro che faccia trasparire solamente le parole in bold rendendo invisibili le altre.

Se il lettore riesce comunque a scorrere e capire l’intero contenuto stiamo utilizzando al meglio questa tecnica.

 

Quindi il bold definisce il focus della pagina, ne organizza i contenuti e il flusso di informazioni.

L’occhio ne risulta attratto maggiormente e l’informazione importante viene percepita subito.

 

 

Dal punto di vista “visual” l’utilizzo del bold facilita 2 dei 4 principi dell’arte grafica ovvero ripetizione e contrasto.

 

Il potere dell’interesse visivo di una pagina non va sottovalutato: più appare interessante più facilmente verra letta.

 

 

Inoltre lo strong piace molto ai motori di ricerca, ma non abusarne con evidenziazione di porzioni troppo lunghe o con un numero eccessivo di parole all’interno della stessa frase.

 

Tips:

Il corsivo (italic) è da utilizzare solo per evidenziare termini tecnici, per citazioni e titoli di opere.

Sul web si legge a fatica.

 

Infine il testo sottolineato (underline) è conveniete usarlo solo per i link ipertestuali in quanto oggigirono nel mondo del web  si traduce in un invito al click.

Piramide Invertita

Un bravo web writer utilizza sempre la tecnica detta Piramide invertita che consiste nel partire dalla sintesi del concetto principale adottando la regola delle 5W del giornalismo (Who, What, When, Where, Why).

 

Si va quindi dal generale al particolare ovvero si espongono subito i punti principali dell’articolo ed eventualmente “la promessa” che poi si riprenderà e si dimostrerà alla fine.

 

In sostanza si dice tutto fin dall’inizio ma maniera superficiale.

Questa prima parte serve ad *incuriosire* il lettore e fargli venire il desiderio di proseguire l’articolo.

 

Si prosegue poi col testo connotativo principale con tutti i dettagli importanti, le didascalie e grafici.

In questa sezione si soddisfano le aspettative del lettore che sicuramente passerà alla terza ed ultima fase che consiste negli approfondimenti, nei link esterni e le informazioni sull’autore.

 

E’ dimostrato che questa tecnica di scrittura è *molto più attrattiva* di quella tradizionale ed oltre al giornalismo e al web può essere applicata in qualsiasi altro ambito sia lavorativo che personale.

 

Pensate ad esempio ad una brochure, un volantino, un curriculum vitae, un banner pubblicitario o una semplice presentazione in power point.

 

Se nella vostra azienda le presentazioni vengono fatte non da un uomo di marketing al 90% non rispettano questa regola.

 

Stravolgetele, portare le ultime pagine all’inizio e viceversa. Vedrete meno sbadigli in chi vi ascolterà.

Tecniche SEO Offsite   

 

Con il termine SEO Offsite si intendono tutte quelle attività di indicizzazione eseguite non direttamente sul sito web. Esse comprendono ad esempio:

  • Link building
  • Social media marketing
  • Forum posting
  • Blog commenting

 

Tra le varie tecniche SEO di link building due sono quelle di maggior interesse perché estremamente efficaci e potenti, ovvero link pyramid e link wheel.

Vediamole nel detaglio.

 

Link Pyramid

 

La tecnica link pyramid si basa sul concetto di piramide il cui vertice è la pagina del sito al centro della nostra attività, la cosiddetta *money page*ovvero la pagina che vogliamo far salire agli occhi del motore di ricerca.

 

Definita la parola chiave principale e le correlate si costruisce la base della piramide (livello 0) con un discreto numero di siti a “basso” Page Rank (PR0, PR1) che puntano con backlinks ad uno strato superiore di siti con un PR maggiore (PR2 – PR4). Questi siti costituiscono il livello 1.

A loro volta questi puntano a siti con PR5 o superiore e solo quest’ultimi punteranno alla money page.

 

In quest’ultimo livello di siti autorevoli fanno parte i Social Network, Tumblr, YouTube, Slideshare , Squidoo, HubPages ovvero sito dal “carattere social” e quindi particolarmente rilevanti agli occhi di Google.

 

Link Wheel

 

Questa tecnica non presenta una struttura gerarchica di backlinks ma appunto una “forma a ruota”:

ogni sito è collegato al successivo e tutti a quello centrale.

 

La sua struttura più dirompente è quella di tutti i profili social network collegati fra loro e tutti puntanti al centro verso il money site.

 

E’ comunque consigliabile utilizzare siti ad alto PR (PR>5) nella circonferenza.

Menzioni

Che cos’è una menzione nel mondo web?

 

Sono tutti i rumors che popolano la rete riguardo un argomento o un brand.

 

Da quando Google ha introdotto l’algoritmo Penguin queste co-occorenze di chiave di brand e chiave di ricerca hanno assunto un peso sempre più importante in termini di posizionamento SERP,

superando spesso il valore dei link in ingresso.

 

Se tante persone parlano di un argomento associandolo ad una chiave di brand, Google identificherà un forte legame tra i due (argomento e brand) ed inizierà a favorire la pagina di quest’ultimo.

 

Come intuito nel 2012 da Rand Fishkin “Prediction: Anchor Text id Dying… and it will be Replaced by Co-Citation”.

 

Il potere quindi dei link in ingresso come di tutte le tecniche di ottimizzazione del sito a partire dal titolo, H1, H2 ecc diventeranno col tempo trascurabili rispetto alla potenza delle co-citazioni che popolano il web.

 

Se vogliamo è un processo di evoluzione naturale per Google che premierà quei siti i cui argomenti “sono molto chiaccherati” più che costruiti in maniera artificiale tramite puntuali ottimizzazioni SEO o solo link in ingresso.

 

Un sito che riceve al mese 100 link in ingresso e 10 menzioni risulterà anomalo agli occhi dell’algoritmo; infatti come minimo il rapporto dovrà essere 1:1 ma più spesso 1:2 ovvero è più naturale avere menzioni che link.

Confrontando con una votazione politica sarebbe anomalo che un candidato abbia ricevuto tanti voti (link in ingresso) e nessuno ne parlasse bene (menzioni).

 

Nella mia personale esperienza ho voluto testare questa teoria ed effettivamente ho verificato la sua validità.

Ho costruito delle pagine senza nessuna ottimizzazione SEO (chiave di ricerca assente a partire dal titolo, alla descrizione ecc).

Essendo però una pagina dai contenuti “utili” e quindi molto chiaccherata sul web a partire da Facebook e Twitter, in poco tempo è arrivata nelle prime posizioni in SERP per le parole chiave che rimandavano alle discussioni online.

 

Ancora una volta il mio consiglio è creare contenuti utili che per loro natura saranno condivisi e chiaccherati in maniera spontanea.

 

Consiglio alcuni tools per queste tipologie di analisi web:

www.mention.com

www.talkwalker.com